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Ancora una perfetta organizzazione nell'accogliente sede della Federazione Combattenti RSI


E' poi sempre un'esperienza coinvolgente tenere una serata con Emilio Maluta, un pezzo di storia senza dubbio, ma prima ancora un esempio di vita, capace d'insegnare che di tutte le nostre vicissitudini umane, in fondo rimane importante solo la coscienza di aver operato con rettitudine e che la vera ricchezza è rappresentata dalla gratificazione che nasce dalla consapevolezza di aver vissuto con onesta coerenza.


LE FOTO SONO DELLO STUDIO MAURO DEL PAPA
-PIACENZA- VIA CAMPO SPORTIVO VECCHIO 8 - TEL 0523 1995166 -
Stiamo organizzando la cena per il 28 ottobre
LXXXVII anniversario della marcia su Roma

Chi è interessato mi contatti
In sequenza alcune foto della serata e l'interesse susciato sulla stampa locale per l'iniziativa.
Quella di Militia Como è senza dubbio una via da seguire per le comunità militanti d'Italia!


L'introduzione ad Emilio Maluta

Parte del pubblico presente
Di seguito la presenza dell'evento sulla stampa con anche la patetica quanto infruttuosa ed insignificante "presa di posizione" del residuo antifascisismo lariano:
Cronaca di Piacenza 30 agosto 2009
ANTEFATTO: Periodicamente, su iniziativa di Callegari, viene segnalata l'assenza o lo stato di degrado della cappelletta con il busto di Mazzini sulla collinetta dei giardini Margherita a Piacenza, proprio di fronte alla stazione ferroviaria. In questa circostanza vi è stata una prima pagina del quotidiano piacentino con prese di posizione dell'assessore comunale Dosi, del Presidente della Provincia Trespidi e di altri lettori. Attualmente il sito versa in condizioni di degrado ed il busto è stato trasferito in sordina al museo risorgimentale della città in palazzo Farnese.
Si deve indubbiamente alla sensibilità di Cronaca se la periodica sparizione del busto di Mazzini dal “giardino monumentale” Margherita è diventato, come è giusto che sia, un caso culturale.
E’ anche una delle “fisse” del mio amico Maurizio
E’ simpatico poi che, sull’argomento, tutte le volte arrivi secondo Cesare Zilocchi ma per ribadire che il primo è lui.
Un po’ come se io, di fronte a nuovi studiosi impegnati a ristabilire la verità storica sulla guerra civile 1943-45, che è argomento che da qualche anno con passione seguo, mi mettessi a rivendicare primogeniture. Giammai. E’ ciò perché le mie iniziative sono funzionali ad una battaglia culturale e non rispondono a vanagloria personale.
Ad ogni modo, sul dibattito aperto sarà opportuno stabilire qualche punto fermo.
Ogni monumento ha la precisa funzione di commemorare, derivando infatti dal latino monère, che significa appunto ricordare e più precisamente in modo solenne, persone e fatti notevoli. Diventa infatti una sorta di documento che rende manifesto, pubblicamente, sempre presente, persone o avvenimenti che la comunità ha stabilito degni di nota.
Prendere il busto di Mazzini e portarlo in un Museo è pertanto uno snaturare la sua funzione, farlo diventare qualcosa d’altro, rispetto a ciò che è.
Da bravo insegnante, prima che Presidente della Provincia, Trespidi opportunamente ne chiede il riposizionamento, così come
E’ inaccettabile pertanto che, come sovente accade, venga ribaltato il principio ed il monumento finisca per essere un problema da risolvere.
La questione verte su come tenere decorosamente il busto di Mazzini al suo posto ed anzi valorizzarne il significato, non su dove piazzarlo per sfuggire al degrado. Perché è di ordinario degrado che si tratta, non già di ostilità contro Mazzini, o dalla necessità di proteggere il manufatto per il suo valore economico.
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E’ significativo che chi amministra la cosa pubblica dichiari così palesemente di non essere in grado nemmeno di garantire il rispetto dei monumenti. Non è fuori luogo ipotizzare, che dopo lo svuotamento progressivo del centro storico di Piacenza, come di altre città italiane, ci si avvii a mettere sotto chiave ogni manifestazione artistica e commemorativa della comunità locale e nazionale in segno di resa alla barbarie incalzante.
Ad ogni modo per formulare anche un proposta concreta, per soccorrere gli amministratori che manifestano tali insormontabili difficoltà, si potrebbe far carico un’associazione culturale, che abbiamo in mente di fondare per incidere nella società avendo cura di sfuggire alla cupidigia dei partiti ed ad ogni forma di compromissione interessata, di manutenere con cadenza quindicinale il tempietto dell’illustre rivoluzionario una volta ristrutturato e riportato a condizioni di decoro.
E’ evidente che in questa iniziativa non faremo mancare il coinvolgimento di Zilocchi che anzi, per i meriti trascorsi, potrà assumere la carica di Prima Ramazza essendo subito io pronto, a lui piacendo, a svolgere le funzioni di vice, quindi, di Seconda Ramazza.
Dall’Assessore Dosi che si dice pronto a suggerimenti attendiamo riscontri sperando che venga deposto quell’atteggiamento più volte costatato nella Giunta Reggi che si dice pronta a favorire la partecipazione ma forse “seleziona” un po’ troppo i partecipanti…….
Pino De Rosa
Libertà 17 agosto; Cronaca di Piacenza 19 agosto
Egregio Direttore
Più che scogli da spianare, com’è stato recentemente richiamato, le parole della politica continuano a sembrarmi nebbie da diradare.
Di casi da risolvere, in effetti, ce ne sono tanti, ma s’ode nell’aree solo un’approssimativa verbosità che talvolta è demagogia stucchevole, tal’altra ha la fisionomia della “sparata” che nel contesto ha lo stesso effetto di un fumogeno a Capodanno.
Si prendano ad esempio le gabbie salariali che hanno accompagnato i cocktail estivi della classe politica.
Prima di tutto si parte con i dati statistici, di “fonte autorevole” per scoprire che al Sud il costo della vita è più basso. Intanto bastava andare a prendere un caffé, quando si era in vacanza! Facile concludere, a questo punto, che i lavoratori del nord hanno un più basso potere d’acquisto laddove hanno le stesse retribuzioni. Troppo facile. Pur non disponendo di medesime fonti autorevoli non è difficile per esempio ragionare più a fondo e considerare per esempio quante siano le famiglie monoreddito nel mezzogiorno a paragone del nord. Se rifacciamo le statistiche con il fattore famiglie sia per reddito che per spesa casca l’asino…..

Ma non è questo il punto. Sarebbe più interessante capire perché il potere d’acquisto al nord sia più alto.
Facciamoci un caffé.
Costo materia prima? Mi è capitato in Calabria di berne uno con un’etichetta molto diffusa nel piacentino (o il prezzo è lo stesso o glielo vende a meno, e perché qui no?), l’energia elettrica ha tariffa identica sul territorio nazionale, l’acqua per quel che costa poniamo che il calabrese l’attinge gratis ed il costo della manodopera è identico (si trattava di un gestore diretto come nella massima parte dei bar del nord). Prezzo calabro 0,70 €; prezzo emiliano 1,00 €. Atteso che preferirei pagare meno il caffé io, piuttosto che decurtare lo stipendio di un mio collega calabrese, mi sembrerebbe più opportuno un intervento sui prezzi che mitigasse il costo della vita al nord. Qui l’asino che casca sono io, giacché non considero, più che lo scoglio, il monte, il tabù, l’intoccabile idolo del libero mercato, della libertà d’impresa. Giammai si pensi a simili ingerenze!
Anzi proprio in nome della libertà d’impresa diversifichiamo le retribuzioni, con beneplacito e plauso della classe imprenditoriale del nord, preoccupata del salario dei propri dipendenti e dei disoccupati del mezzogiorno.
In verità i CCNL (contratti collettivi nazionali) non impediscono alle imprese di stabilire un salario più alto per i propri lavoratori. Esiste anzi la contrattazione integrativa, che è di fatto territoriale, perché non ci sono poi tante imprese diffuse su tutto il territorio nazionale, che può stabilire integrazioni al salario…senza limite, pur di soddisfare il senso d’equità dell’impresa. Qualche paziente lettore sarebbe in grado di segnalarmi un caso che rientri nella fattispecie?
Sinceramente penso che invece, le imprese, più che preoccupate per la sorte delle proprie maestranze intravedano la possibilità di qualche delocalizzazione vicino casa, con un costo del lavoro più basso, una più agevole tassazione e terreni a quattro soldi da cementificare come ai tempi d’oro dell’industrializzazione catto-comunista del mezzogiorno. Di certo il bene prodotto non subirebbe decremento di prezzo ed i lavoratori del nord avrebbero lo stesso costo della vita con meno persone che producono reddito, sebbene più alto di quello dei connazionali del sud. Già il fenomeno migratorio percorre questa direzione.
Sono sincero, quando affermo che credo nella buona fede del popolo leghista.
E’ che a volte mi pare che non rifletta, gli sfuggano dei processi, non colga i meccanismi, con il rischio proprio “di esser fatto fesso”, sospeso tra una prospettiva, se non rivoluzionaria, almeno di cambiamento ed il ruolo che fu del peggiore PSI di Craxi. Certo è che questa delle gabbie salariali si avvicina di molto all’abolizione della scala mobile, che non mi pare apporto benefici, al popolo intendo, non “all’economia”.

Eppure, se mi viene in mente che alle ultime europee c’è stato qualche paese del sud (Castelvolturno in provincia di Caserta) dove
A prescindere dalla questione meridionale però è chiaro che
Più che al fumo, si tenga d’occhio la griglia, che spariscono le salamelle come niente!
Il governo doveva abolire la commissione bancaria sul massimo scoperto e porre un limite ai tassi sui crediti rivisitati (sono quelli di chi sfora la quarta settimana del mese!). Non se n’è fatto niente!
C’era poi l’idea di bloccare i prezzi dei carburanti per le ferie. I petrolieri hanno ricordato che siamo in regime di libero mercato.
Ah già! C’è pure da decidere che bandiera teniamo lercia e lacera fuori dagli uffici pubblici oppure quale dialetto dobbiamo storpiare a scuola unitamente all’italiano sgrammaticato.
Facciamo vento. La rivoluzione è come il vento!
Pino De Rosa
Il fuoco ci attende Conservato come un tesoro in cui arde il verde legno dei nostri giovani anni. Dopo la rapida corsa, ancora stupiti per le mille scoperte, affascinati da nobili case, da pietre antiche, al termine della verde strada, il fuoco ci attende splendente come oro. Mentre brucia la nostra vita tra scintille che gli occhi riflettono come stelle nella notte il fuoco ci attende caldo e vivo e forte.
E le nostre mani rivivranno in tutte queste mani tese. L'amicizia nei nostri cuori arde come una fiamma.
Il fuoco ci attende conservato come un tesoro.


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Libertà e Cronaca di Piacenza
A quanti arresti siamo? Quanti sono, per il momento solo sospettati, quelli che lavorando al servizio del popolo pare n’abbiano approfittato un po’…..o forse meglio “un po’ tanto”….al punto di ribaltare la faccenda e mettere il popolo al proprio servizio?

Il “sistema Piacenza”, come usano dire quelli che parlano bene, mi pare che stia saltando in aria come una fossa biologica in pressione, con poche speranze, per molti, di spostarsi in tempo.
Certo che assisteremo al fuggi-fuggi generale, allo sbigottimento, alle condanne, insomma alla manovra del tirarsi fuori per poi dire al bar che, in fondo,……si sapeva.
Saranno gli stessi che invece nei confronti del potere, quello politico, della pubblica amministrazione, degli istituti di previdenza, degli uffici di giustizia, delle funzioni burocratiche, hanno sempre un atteggiamento deferente, compiacente, riguardoso, accomodante, volto insomma a compiacere, nel tentativo di starci dentro…mica di tirarsi fuori.
Lei lo ha capito Direttore perché tutti vogliono starci dentro?
Adesso tutti faranno i furbi con la speranza che il popolo resti ebete.
Cercheranno di tralasciare che coloro che sono finiti nella rete, pur sempre in attesa di giudizio e pertanto non ancora con certezza colpevoli, non erano estranei al “mondo che conta”.
Di fatti erano commendatori o cavalieri, personaggi influenti, gente importante, che in qualche caso è stata pure sugli scudi dei partiti del “voto utile”, ma soprattutto avevano un sacco d’amici importanti.
Intanto c’è sui giornali una tranquilla certezza, data dal proseguimento del lavoro dei Carabinieri.
Mi lasci pure dire che un po’ il petto mi si gonfia d’orgoglio, volgendo lo sguardo alla foto sulla mia scrivania. Quella di mio padre con il berretto e la fiamma che arde rivolta a sinistra.
Se il popolo può avere un residuo di fiducia….è tutto lì!
Ad oggi però è comunque il caso di non parlare più di casi eccezionali ma più propriamente di un sistema di potere che del resto il popolo conosce già.
E’ il potere che irride chi vive fuori dai giochi, beffeggia chi in nome delle idealità spende la sua esistenza a suscitare voglia di onestà, sovrasta ogni quotidianità e l’assume a strumento per i propri disegni di tracotanza e delirio di potenza.
La giustizia deve fare il suo corso e giammai è opportuno anticipare condanne su fatti specifici, ma il popolo ciò che deve essere accertato lo vive già e ne conosce bene i meccanismi.
Mi viene da pensare chi con onesta sollecitudine lavora nelle pubbliche amministrazioni, e sono tanti, vivendo con quotidiana sofferenza la derisione di cui è fatto oggetto per la sua “anomala”

condotta, quando quella stessa quotidianità non assume le caratteristiche dell’emarginazione, dell’esclusione, delle rappresaglie.
Oppure l’ansia d’imprenditori o comuni cittadini che dovendo attivare rapporti con le pubbliche amministrazioni, pur volendo aderire a criteri di correttezza, temono, a ragione, di restare vittima dell’accanimento che si manifesta, sovente, contro chi non ha capito, o non vuol capire, quali sono le regole vere, quelle non scritte, tanto diverse dalla normativa ufficiale.

Intanto a Piacenza si stanno giocando partite importanti!
Continuino i Carabinieri ad indagare con la loro consueta perizia ed affidabilità.
Faccia la giustizia il suo corso con serenità.
Resti però altrettanto chiaro che non è un problema di regole, leggi, sanzioni o meccanismi, ma una questione di Valori e Principi oggi sostituiti da impudicizie e stoltezze.
I giudici dovranno stabilire le responsabilità ed eventualmente sanzionare le colpe.
Gli italiani di questa terra devono invece ridestarsi dal torpore di ogni demagogia ed imboccare l’unica strada che abbia un senso, lo dico ancora, quella della rivoluzione!
Tra questa mia riflessione e quella cortesemente ospitata pochi giorni fa, corre un filo grosso come la cima di un bastimento.
Pino De Rosa